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L’incal

La meraviglia della fantasia senza limiti

Io mi reputo un esperto di fumetti. Sono entrati nella mai vita ben 18 anni fa, e da allora ho letto prodotti di ogni genere e, appena intravedo un minimo di potenziale, cerco di non perdermi nessuna novità.  Ma ho comunque tantissime mancanze. Sto cercando di recuperare tutto nel tempo, ma ci sono alcune lacune che vanno assolutamente colmate. Una di queste, senza alcun dubbio, è stata L’incal, almeno fino a qualche giorno fa.

La geniale opera scritta dal drammaturgo spagnolo Alejandro Jodorowsky ed illustrata dal titano francese del fumetto Moebius è un autentico capolavoro. Durante questa lunga quarantena ho pensato di aver bisogno di qualche cosa che mi tenesse impegnato, e poi mi sono ricordato della mia ignoranza turbinante. Così ho cercato di metterci una pezza, e sono finalmente riuscito ad avere il piacere di leggere L’incal. Ragazzi, cosa mi ero perso!

La storia è di una semplicità disarmante. Un eletto, il suo animale da compagnia (una sorta di pappagallo gigante), due oggetti misteriosi, un universo da salvare e tanti nemici malintenzionati da sconfiggere. Si potrebbe dire che si tratta di qualcosa di già visto, sicuramente. (magari anche per l’epoca, stiamo parlando del 1981). Ma la vera forza dell’Incal sta nella sconfinata ed illimitata fantasia con cui gli autori si sono approcciati alla scrittura (e al disegno).

Per dirla in poche parole: è un concentrato di pura inventiva. Questa storia, con ogni sua tavola ci prende per mano e ci trasporta attraverso questo mondo fatto di ogni possibile meraviglia: città d’oro, di pianeti d’acqua e di astronavi gigantesche, ed ogni pagina riesce a stupirci ancora di più della precedente.  È anche importante notare che la storia è colma di simbolismi e significati. I protagonisti devono affrontare non solo minacce fisiche, ma anche giochi di potere e fini strategie politiche. E anche se la narrazione è costantemente accompagnata da intermezzi comici, non riusciamo mai a scordarci di quanto la posta in gioco sia alta per i protagonisti.

Ma, in ogni caso, credo che la cosa più importante sia lo stupore che ci coglie al primo impatto. Quest’opera è una dose di fantasia sparataci nel cervello a iper-velocità. Veniamo investiti da tutto senza nemmeno avere il tempo di riprenderci. Ogni volta che crediamo di avere visto il massimo, ecco che nella tavola successiva i protagonisti raggiungono nuovi pianeti con altrettante esplosioni di colori.

Farò un piccolo esempio e darvi un’idea, stando attento a non raccontarvi troppo: ad un certo punto del nostro racconto i protagonisti, che nel frattempo sono diventati più del semplice Jhon e del suo fido compagno, raggiungono una foresta fatta interamente di cristallo. Sfiorare uno solo di questi cristalli farebbe risuonare l’intera struttura, creando una melodia in grado di addormentare chiunque la ascolti. Semplice, ma meravigliosamente geniale e spettacolare a livello visivo.

Quindi…Se volete fare un viaggio, e magari siete ancora chiusi in casa perchè il 2020 vi (e ci) ha tirato una serie di scherzi di pessimo gusto, beh, L’incal può essere la soluzione che fa al caso vostro.

flavio rogledi
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